venerdì 3 aprile 2020
sabato 16 giugno 2018
Stille di memoria
Prefazione
L'amore profondo per le proprie radici, l'orgoglio di appartenere ad una terra tanto bella quanto misconosciuta, se non maltrattata, dai suoi stessi abitanti. Sono questi, i sentimenti che accompagneranno il lettore durante il suo viaggio alla scoperta dell'Abruzzo, in tutte le sue sfumature di natura e cultura: la vita agreste, la montagna, il mare, la città moderna, la tradizione popolare che si ostina a mantenersi vitale. Un viaggio attraverso i luoghi cari alla scrittrice, le bellezze artistiche e naturalistiche della regione, ma soprattutto attraverso il tempo, per rivivere l'Abruzzo dei nostri nonni, quando nell'acqua del mare si bagnava il pane. Un viaggio in cui conosceremo (e riconosceremo) personaggi in via di estinzione, rituali religiosi in bilico tra il sacro e il profano, un'eredità dannunziana di amore e abbandono, la famiglia patriarcale, i colori, gli odori, i sapori di una volta. In ogni racconto esplodono immediati e straordinari i contrasti tra il passato e il presente, tra il paese e la città. Questo viaggio nella memoria non può che compiersi attraverso la lingua dei nostri nonni, il dialetto. Lo sguardo, al fondo, è malinconico, ma in ogni riflessione c'è un guizzo delicato di ironia, un risvolto comico inatteso. È il potere del dialetto, così sapientemente declinato. Nessun altro codice ha uguale forza espressiva, uguale duttilità. I nomi, i verbi, gli aggettivi, perfino
gli articoli: tutte le forme dialettali abruzzesi sintetizzano un intero universo di gesti, immagini e suoni che ci appaiono familiari e, allo stesso tempo, prepotentemente anacronistici. Raccontano un mondo che sopravvive o non esiste più. Dipingono con disarmante efficacia i vizi e le virtù di un popolo, nel ridicolo della caricatura o nella tenerezza del ricordo.
Lo sguardo, al fondo, è malinconico, ma in ogni riflessione c'è un guizzo delicato di ironia, un risvolto comico inatteso. Silvia Ciampoli
L'amore profondo per le proprie radici, l'orgoglio di appartenere ad una terra tanto bella quanto misconosciuta, se non maltrattata, dai suoi stessi abitanti. Sono questi, i sentimenti che accompagneranno il lettore durante il suo viaggio alla scoperta dell'Abruzzo, in tutte le sue sfumature di natura e cultura: la vita agreste, la montagna, il mare, la città moderna, la tradizione popolare che si ostina a mantenersi vitale. Un viaggio attraverso i luoghi cari alla scrittrice, le bellezze artistiche e naturalistiche della regione, ma soprattutto attraverso il tempo, per rivivere l'Abruzzo dei nostri nonni, quando nell'acqua del mare si bagnava il pane. Un viaggio in cui conosceremo (e riconosceremo) personaggi in via di estinzione, rituali religiosi in bilico tra il sacro e il profano, un'eredità dannunziana di amore e abbandono, la famiglia patriarcale, i colori, gli odori, i sapori di una volta. In ogni racconto esplodono immediati e straordinari i contrasti tra il passato e il presente, tra il paese e la città. Questo viaggio nella memoria non può che compiersi attraverso la lingua dei nostri nonni, il dialetto. Lo sguardo, al fondo, è malinconico, ma in ogni riflessione c'è un guizzo delicato di ironia, un risvolto comico inatteso. È il potere del dialetto, così sapientemente declinato. Nessun altro codice ha uguale forza espressiva, uguale duttilità. I nomi, i verbi, gli aggettivi, perfino
gli articoli: tutte le forme dialettali abruzzesi sintetizzano un intero universo di gesti, immagini e suoni che ci appaiono familiari e, allo stesso tempo, prepotentemente anacronistici. Raccontano un mondo che sopravvive o non esiste più. Dipingono con disarmante efficacia i vizi e le virtù di un popolo, nel ridicolo della caricatura o nella tenerezza del ricordo.
Lo sguardo, al fondo, è malinconico, ma in ogni riflessione c'è un guizzo delicato di ironia, un risvolto comico inatteso. Silvia Ciampoli
martedì 13 dicembre 2016
Il Cenacolo michettiano
Amici carissimi vi aspetto con i Teatranti d'Abruzzo, il Kiwanis Chieti
Theate,il baritono Marco Sperandii, la pianista Milena Belousova e il
Fairy Consort.
Chi non avesse ancora il biglietto potrà trovarlo all'ingresso del Marrucino, ci saranno i soci del Kiwanis a distribuirli.
Grazie di cuore!
Chi non avesse ancora il biglietto potrà trovarlo all'ingresso del Marrucino, ci saranno i soci del Kiwanis a distribuirli.
Grazie di cuore!
lunedì 4 novembre 2013
Liquore alle erbe.
Liquore speziato alle erbe:
1 l. di alcol
1 l. di acqua
2 dl. di vermouth
una manciata di mentuccia, salvia, rosmarino, alloro, maggiorana, chiodi di garofano, pizzico di zenzero e di noce moscata.
Mettere a macerare il tutto nell'alcol per 1 giorni poi filtrare e unire allo sciroppo di acqua e zucchero e al vermouth. Lasciare riposare per una settimana.
1 l. di alcol
1 l. di acqua
2 dl. di vermouth
una manciata di mentuccia, salvia, rosmarino, alloro, maggiorana, chiodi di garofano, pizzico di zenzero e di noce moscata.
Mettere a macerare il tutto nell'alcol per 1 giorni poi filtrare e unire allo sciroppo di acqua e zucchero e al vermouth. Lasciare riposare per una settimana.
domenica 3 novembre 2013
Liquore al peperoncino.
Liquore al peperoncino (lazzarette).
1 litro d'acqua
500 gr. di zucchero
peperoncino in polvere
peperoncini freschi
1 litro di alcool.
Preparare uno sciroppo con acqua e zucchero e aggiungere una manciata di peperoncino tritato, pizzico di zenzero, alcuni chiodi di garofano e un pizzico di cannella, aggiungere l'alcool e lasciare riposare per una settimana. Filtrare e aggiungere qualche peperoncino intero fresco. Dopo una settimana filtrare per la seconda volta.
Vittorina Castellano
1 litro d'acqua
500 gr. di zucchero
peperoncino in polvere
peperoncini freschi
1 litro di alcool.
Preparare uno sciroppo con acqua e zucchero e aggiungere una manciata di peperoncino tritato, pizzico di zenzero, alcuni chiodi di garofano e un pizzico di cannella, aggiungere l'alcool e lasciare riposare per una settimana. Filtrare e aggiungere qualche peperoncino intero fresco. Dopo una settimana filtrare per la seconda volta.
Vittorina Castellano
Che congiunture!
Che congiunture!
Che situazijone amàre,
n’n se po’ campà, la vite è care,
pare li timpi di lu dopoguerre
e c’artruveme nghe lu cule ‘n terre!
Ninte cchiù sprechi, si da’ sparagnà,
s’accatte
poca rrobbe pi’ magnà,
ti sinti vasciate da la furtune
se t’attocche nu’m bò di maccarune!
Pi’ vidè pesce e carne na lu piatte
è cosa rara, forse nu miragge,
tutt’al più, nu pezze di furmagge
e, a la sere, la zuppe nghe lu latte!
Ti pozze cunzijà nu cibe sane
che custe poche e cumparisce
e a lu portafoje dà na mane
senze che la panze s’intristisce!
Quande l’oje sfrije e sgrizze su li matunelle
allore sfraje l’ove na lu tijanelle!
Tu mi pu’ dice, cazzaròle,
saje a trecente lu colesteròle!
Però mo magne e statte zitte,
sinnò
s’arfredde l’ove fritte!
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